Mentre il bitcoin continua a viaggiare verso nuovi massimi, il filantropo e miliardario Bill Gates lancia un allarme sulle emissioni di carbonio molto elevate provocate dalla criptovaluta. Un aspetto che è destinato a peggiorare, via via che la criptovaluta più usata al mondo diventerà sempre più mainstream.

I fatti

  • “Il bitcoin utilizza più elettricità per singola transazione rispetto a qualsiasi altro metodo di pagamento noto all’umanità”, ha detto Bill Gates al New York Times in una recente intervista. Gates si è definito “scettico sui bitcoin” e ha aggiunto che il loro utilizzo “non è una grande cosa per il clima”.
  • A supporto di quanto affermato da Bill Gates, Alex de Vries, data scientist della Banca centrale olandese, stima che ogni transazione in bitcoin richieda in media 300 kg di anidride carbonica (CO2): un impatto equivalente a quello di 750mila pagamenti con carta di credito.
  • Questo accade perché quasi tutte le criptovalute, bitcoin incluso, documentano ogni singola transazione su quello che viene chiamato un registro pubblico. Cosa che aiuta a garantire che le transazioni siano trasparenti e al sicuro da manomissioni, ma richiede di aggiungere continuamente spazio di archiviazione, o “blocchi”.
  • I blocchi vengono creati dai miner – che ricevono proprio bitcoin come compenso – tramite l’esecuzione continua di un codice su computer speciali, chiamati rig. Il processo consuma la stessa quantità di energia prodotta ogni anno (circa 78,5 terawattora) da paesi come Cile, Austria e Finlandia.
  • Ad aggravare il problema è il fatto che le reti mining sono in gran parte basate in Cina, paese che ricava gran parte dell’energia da combustibili fossili come il carbone. La crescita della popolarità della criptovaluta ha portato il suo consumo energitico ad aumentare vertiginosamente: è cresciuto di 10 volte dal 2017.
  • “L’aggiunta di criptovalute a un portafoglio lo renderà meno ecologico”, ha affermato Gerald Moser, chief market strategist di Barclays Private Bank. Moser ha aggiunto che il mining genera la stessa quantità di rifiuti elettronici di paesi come il Lussemburgo, dato che le attrezzature diventano in genere obsolete ogni 18 mesi circa.

La citazione

“Per via della sua progettazione, il processo di mining rende il bitcoin un divoratore di energia. La valuta richiede un’enorme quantità di calcoli per il suo obiettivo finale di elaborare transazioni finanziarie senza intermediari (peer-to-peer)”, afferma de Vries, che ha creato nel 2014 Digiconomist, un sito web che tiene traccia del consumo energetico del bitcoin.

Un fatto sorprendente

Una singola transazione con bitcoin utilizza circa 707,6 kilowattora di energia elettrica, equivalente al consumo di una famiglia americana media in 24 giorni, secondo Digiconomist. Su base annua, bitcoin consuma più energia di tutti i paesi del mondo, a esclusione di 38. È in linea, per esempio, con Finlandia, Cile e Austria.

Contesto

La regione cinese della Mongolia Interna prevede di chiudere i suoi progetti di mining di criptovalute entro aprile, dopo che non è riuscita a raggiungere gli obiettivi imposti dal governo di ridurre il consumo di energia nel 2019. Anche se gli Stati Uniti non hanno chiuso l’attività a livello federale, alcuni stati, come New York e Washington, hanno imposto restrizioni sull’attività di mining.

Il parere contrario

“Riteniamo che la criptovaluta, alla fine, sarà completamente alimentata da energia pulita, eliminando la carbon footprint e guidando l’adozione di energie rinnovabili a livello globale”, ha detto a dicembre il ceo di Square, Jack Dorsey, quando la società ha annunciato il lancio del suo Bitcoin clean energy investment initiative: un fondo da 10 milioni di dollari per aziende che rendono il mining di bitcoin più efficiente dal punto di vista energetico.

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